Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) incide direttamente su costi, forniture e competitività di chi produce imballaggi in acciaio per il settore alimentare, con la sua entrata effettiva in vigore a inizio 2026, non è più possibile ignorarlo oltre.
Vediamo cosa cambia in concreto per la filiera del packaging in metallo e come le imprese possono prepararsi.
Cos’è il CBAM e perché riguarda gli imballaggi alimentari in acciaio
Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è il meccanismo con cui l’Unione Europea applica ai beni importati lo stesso prezzo del carbonio pagato dai produttori europei soggetti al sistema ETS (strumento dell’UE per regolare le emissioni delle imprese). Il meccanismo mira ad evitare che le aziende extra-UE competano grazie a normative ambientali più permissive.
Tra i settori coinvolti fin dal principio ci sono ferro, acciaio e alluminio: materiali strategici anche per il packaging alimentare, dove l’acciaio (in particolare, la banda stagnata) rappresenta uno dei principali materiali da imballaggio, basti pensare che il 72% della produzione di imballaggi metallici in Italia (in tonnellate) è composto da packaging in acciaio (dati: ItaliaImballaggio).
CBAM e imballaggi alimentari: le novità del 2026
Il 2026 segna il passaggio dalla fase transitoria al regime definitivo.
Dal 1° gennaio 2026 è stata introdotta una soglia unica di 50 tonnellate annue di beni CBAM importati, superata la quale è obbligatorio ottenere lo status di Dichiarante CBAM autorizzato prima di continuare le importazioni, pena sanzioni.
Le imprese che superano tale soglia devono inoltre acquistare i certificati CBAM corrispondenti alle emissioni incorporate nei prodotti importati e dimostrare, tramite verifica esterna, i dati sulle emissioni effettive.
Parallelamente, la Commissione europea sta valutando anche misure a tutela degli esportatori europei di beni CBAM, per contenere il rischio di rilocalizzazione delle emissioni sui mercati extra-UE.
Gli effetti sulla filiera: banda stagnata e imballaggi metallici sotto pressione
Gli effetti si vedono già nei numeri. Nel primo trimestre 2026 le importazioni europee di banda stagnata sono calate di circa il 25% rispetto allo stesso periodo del 2025, complici anche gli acquisti anticipati fatti nella seconda metà del 2025 dagli importatori per coprire parte del fabbisogno 2026 ed evitare i rischi legati al CBAM.
Il mercato europeo della banda stagnata e, conseguentemente, degli imballaggi alimentari attraversa una fase di contrazione di produzione e consumi, mentre cresce il peso delle importazioni da Paesi extra-UE (in particolare dalla Cina): la loro quota è passata da una media del 40% nel periodo 2014-2021 a oltre il 60% nel 2023; con l’Italia che registra un’incidenza dell’import extra-UE superiore al 50% negli ultimi tre anni, rispetto a una media europea che si attesta attorno al 30%.
Una situazione che, secondo gli operatori del comparto, crea condizioni competitive asimmetriche: i prodotti finiti importati dall’estero non scontano gli stessi vincoli normativi e costi legati al CBAM applicati alla materia prima lavorata in Europa.
Packaging alimentare in acciaio: tra sostenibilità e concorrenza extra-UE
Per l’industria del packaging alimentare, in particolare nel comparto delle conserve, la banda stagnata resta insostituibile grazie alle sue prestazioni e alla riciclabilità al 100%.
Diverse aziende del food continuano a puntare sugli imballaggi in acciaio consolidando la produzione interna, ma non nascondono le preoccupazioni per i possibili rincari delle quotazioni legati al CBAM, soprattutto a fronte di volumi di consumo molto elevati.
Secondo gli operatori del settore, il vero snodo sarà il 2027, quando l’implementazione del meccanismo dovrebbe entrare a pieno regime.
Come prepararsi: strategie per scatolifici e produttori di imballaggi metallici
Per affrontare il nuovo scenario, le imprese della filiera del packaging in metallo devono muoversi su più fronti:
- Verificare i volumi importati rispetto alla soglia unica delle 50 tonnellate annue, per capire se scatta l’obbligo di autorizzazione;
- Avviare per tempo la richiesta dello status di Dichiarante CBAM autorizzato, evitando di trovarsi esposti a sanzioni;
- Strutturare la raccolta dati sulle emissioni con i fornitori extra-UE di acciaio e banda stagnata, in vista della verifica esterna obbligatoria;
- Valutare la diversificazione dell’approvvigionamento, privilegiando filiere europee o fornitori a minore impronta carbonica;
- Monitorare l’evoluzione normativa su regimi doganali speciali (come il perfezionamento attivo) e sulle eventuali misure a tutela degli esportatori.
Trasformare la compliance CBAM in leva competitiva, anziché subirla come semplice costo aggiuntivo, sarà decisivo per la tenuta del comparto degli imballaggi in acciaio nei prossimi anni.

